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#SENZA FARINA

June 26, 2017

La mia buona amica Ale e’ celiaca. “Celiaca-celiaca”, al quadrato, come risponde lei a chi le chiede se ha magari solo un’intolleranza, di quelle che adesso vanno molto di moda. 

Quando viene a cena la mia buona amica Ale mette le cucine sempre un po’ in crisi. Mica le puoi tutte le volte propinare il risotto, d’inverno, e il riso freddo, l’estate. Eddai no. Pero’ bisogna fare attenzione. Io imparo ogni volta cose nuove con lei: ad esempio non avevo idea che la salsa di soia avesse farina (ma poi ho anche capito che ha molto altro che non va, quindi da tempo l’ho sostituita con il Tamari).

Prima di cena l’Ale vuole passare tempo coi bambini. E loro la adorano, figurarsi. Io le metto in mano un bel bicchiere di vino, che lei ama molto, e mia figlia un libro da leggere. La sistemiamo, insomma.

Poi, quando si siede a tavola, la mia buona amica Ale non vuole farti sentire sotto pressione, ma deve capire bene se ti sei sbagliata. Per lei e’questione di notti insonni e avvelenamento lento ma inesorabile, roba seria. Quindi ha un suo metodo, pieno di grazia come e’ lei. Ti fa mille complimenti ai piatti e domanda battendo le mani: “MEERAVIGLIAAA, MA COME L’HAI FATTO?”. Cosi le elenchi gli ingredienti, e lei puo’ star tranquilla, rilassarsi, mangiare.

Altra cosa che ama molto.

Insomma, finiti i risi e bisi in tutte le salse mi sono prodotta in una di quelle cose che per la mia dolce amica corrisponde al frutto proibito: la pasta. Le volevo fare un regalino. Ho selezionato tra le farine gluten free (ormai si trovano a bizzeffe) e quella che mi ispirava di più era di ceci.

Io ho usato questa

Pero’ la prossima volta se non devo chiudermi in sala di montaggio voglio provare a macinare io i ceci con il mio mini-mulino: di solito viene tutto meglio, più vivo come direbbe l’esimia dottoressa Kousmine (un’altra storia da raccontare). 

Solita procedura: in una ciotola di vetro ho messo 350 grammi di farina, 3 uova di quelle buone, delle galline livornesi allevate a canapa, e acqua tiepida quanto basta. E’molto importante che le uova non siano fredde di frigorifero, se mai le si può “covare” un pochino nelle mani calde. La farina l’ho setacciata, sempre meglio. E le uova nel mezzo, facendo il vulcano, piano piano si amalgama tutto con un cucchiaio. Ma questa operazione per me dura poco, ci devo subito mettere le mani se no non capisco se la pasta e’ bella umana, come direbbe la nonna della Cecilia. Un termine che rende bene: deve essere calda e amalgamata, non attaccarsi alle mani, e se la stacchi a pezzettini con l’incordatura deve fare resistenza e quel bel suono.. “tac”…

Un buon panetto di pasta, mezz’ora a riposo.

Poi viene il difficile. Ho voluto a tutti i costi farla con la macchina della pasta. Io uso la Atlas, mi hanno detto (ma devo verificare) che la mia vecchia Imperia rilasciava acciaio, per carita’….

Allora ho passato un paio di volte il primo pezzettino nel rullo spessore zero: un disastro…si sfaldava tutta, una porcheria. Ma non mi sono data per vinta. Ho riprovato, spargendo farina sul pezzettino ogni volta.

Alla fine devo dire che sono riuscita ad arrivare fino allo spessore 6, tagliatella assicurata. Pero’ ho messo un po di farina di ceci ogni volta. 

Poi l’ho fatta seccare sullo stendipasta. Allora, l’odore non e’ proprio quello della pasta normale…sembrava un po’ un vegetale, tipo paglia. Poi con il sugo ci si puo’sbizzarrire: io ho fatto un pesto con una zucchina ripassata in padella, basilico, pistacchi di bronte (10 euro un sacchettino???? ma stiamo impazzendo????) parmigiano e olio evo. Aggiungendo alla fine un podi ricotta per ammorbidire, e serve perche’la pasta una volta cotta e’un po’delicata. Pero’ alla fine il risultato non era male. E la mia buona amica Ale ha fatto il doggy bag, e se l’e’portata a casa.

 

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