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Scrub Lavanda & Limone

July 24, 2017

La stagione e’quella giusta. Ho pensato che era ora di produrre un bello scrub, il primo di molti altri. Poi ho usato questa meravigliosa pianta di lavanda che cresce nel giardino della campagna toscana: serve per il profumo, ma relativamente, perché quello poi se ne va dai fiori. Ma e’proprio bella da vedere, con quel violetto, e anche aiuta il sale a rimuovere le cellule morte, ha un effetto scrub piu’blando e delicato ma pur sempre attivo. 

Lavanda al tramonto

Non sto qui adesso ad elencare i due milioni di motivi per cui adoro la lavanda. Lenitiva, calmante, antibatterica. Fa anche digerire.

Olio essenziale di lavanda La Parrina

Ma soprattutto mi piace, mi piace tantissimo, in tutte e sue forme. 

 Cosi’ ne ho raccolta un po’, ne basta poca, un sacchettino. E con quella, olio di mandorle ( o altro, a piacere: ad esempio in questo periodo io uso tantissimo quello di avocado) mezzo limone bio e sale marino, quello fino e giallastro, e il mitico tuttofare OE di Lavanda che ho preso in una tenuta della Maremma mi sono fatta questo bello scrub, semplice e efficace. 

INGREDIENTI:

10-12 cucchiai di sale marino

5 cucchiai di olio di mandorla dolce (o jojoba o avocado)

succo di mezzo limone e qualche scorzetta

una bella manciata di fiori di lavanda seccati

5-6 gocce di OE di lavanda 

 

Spremere mezzo limone, aggiungerlo al sale e all’olio di mandorla dolce, ai fiori di lavanda. Mescolare assieme tutti gli ingredienti e aggiungere alla fine poche gocce di olio essenziale.

Sembra cous cous

Meglio sarebbe metterlo in un vasetto di vetro, ma poi considerando che deve rimanere nella doccia, e a me TUTTI i contenitori cadono sempre sui piedi non si capisce come, allora consiglio un vasetto di plastica. Io ne avevo uno che ho riciclato: conteneva uno scrub delizioso comprato dalla mia amica e consigliera Naturopata Claudia, proprietaria dell’Alambicco a Rivergaro, Val Trebbia, PC. Posto mitico. Lo consiglio tantissimo  http://www.alambiccoerboristeria.com

Storie, Ultimi Post

La Lumaca

June 5, 2017

Lumaca sul vetroQuando è arrivata? Potrei dire tre anni fa, forse quattro. La stagione? Mah. Estate? Io non mi ricordo assolutamente, devo chiederlo a Pietro se mai, che è lui la memoria storica della famiglia. Comunque. Un giorno me la sono trovata sul davanzale. Le sue antennine dritte, la sua casetta compatta e marron-giallastra, e dietro una scia di bava che luccicava schifosamente al sole. Bella motivata a entrare in cucina, lemme lemme. Ma scusa, che diavolo ci fa una lumaca al quarto piano di viale Trastevere? Il primo prato (verde, intendo, con erba vera) sarà a tre chilometri… 

 

 

 

Beh mi sono immaginata vari scenari. Una spiegazione bisogna pur trovarla. E così sono nate le “Storie della Lumaca”. Un po’ le raccontavo ai figli, e ai loro amici esterrefatti, un po’ a me stessa. Che sia arrivata attaccata al cespo di lattuga comprato al mare, domenica? Me la vedo, a uscire di notte dal sacchetto, lasciato sul davanzale: così la lumaca di campagna si e’ trovata in citta’, in mezzo a ‘ste quattro piantine che sopravvivono per il rotto della cuffia. Si sarà sentita all’inizio tipo Tarzan a New York.  Pensa che paura può averle fatto il coniglietto di polistirolo, avanzo delle decorazioni pasquali… 
O forse no.

Magari e’ una Lumaca scalatrice, un’avventuriera. E voleva proprio venire da noi. Quindi si e’ arrampicata pian pianino, per i quattro piani del palazzo. Oppure e’ una gourmet: molti indizi mi portano a pensarlo.

Solo io in effetti, tra tutti i vicini, ho messo sul davanzale una piantina di peperoncino, che oltre a essere bello da morire e’ anche proprio buono. Cioe’, a me piace un sacco, e anche alla Lumaca, ho scoperto! Una sera l’ho trovata tutta avviticchiata al più bello dei peperoncini, ormai diventato un bozzolo di bava: e lei, tutta pimpante, aveva tirato fuori le sue antenne, dritte come mai le avevo viste.  Non ho avuto cuore di strapparla via. Me li ha mangiati tutti lei. Amen.

Noi la chiamiamo solo così: la Lumaca. Maiuscolo. Non e’che la possiamo confondere con altre, tanto. Direi che e’abbastanza unica. E ormai e’una di famiglia. Io ci parlo, la sera. Lei arriva verso le nove, dopo cena, quando i bimbi sono a letto e sto sistemando la cucina. Così due cose gliele dico. Le chiedo soprattutto: “Ma dove stai tutto il giorno, che non ti si vede mai?”. E questo e’ un altro bel mistero…Il mio davanzale sarà lungo un metro, si’ e no. Solo una volta l’ho trovata sotto un vaso, quando ho trapiantato il timo. Quando poi l’ho cercata, in altre occasioni, non l’ho mai piu’ rintracciata. E’ una Lumaca serale, una sola apparizione a battere cassa, poi se ne va chissa’ dove per il resto del tempo.

lumaca nel vasoComunque, anche quando non c’e’ un po’ ci penso a lei. Ad esempio quando faccio la spesa. Infatti la lattuga l’ho eliminata, perché la Lumaca odia la lattuga, incredibile ma vero. Poi tanto gonfia lo stomaco anche a me, quindi meglio così .                                                 Lei e’ una coi gusti particolari. Lattuga no. Radicchio no. No foglie di carota, no prezzemolo. Più di ogni cosa odia la bieta rossa. Una sera gliela avevo preparata per cena, così almeno mi risparmiava qualche peperoncino e le foglioline tenere di basilico che mi servivano per il pesto. Avevo scelto la foglia piu’ bella, tutta croccante, verde smeraldo e ramata di rosso fiammante:  “Guarda che sorpresa tifaccio..”, le ho detto appena l’ho vista. L’ho presa dal guscio, l’ho sistemata sulla foglia. Lei lumaca nel vasopiano piano ha tirato fuori i cornini, e ha assaggiato. Io la guardavo, tutta fiera e piena d’aspettativa. E lei? Si e’ girata, e se ne e’ andata a mangiare il basilico. “Eh no, cara mia. Stasera non fai come ti pare. Te l’ho comprata apposta, ora la mangi”.

La prendo di forza, e la rimetto sulla foglia di bietola. Niente, a quel punto lei se ne va. Ma non solo così’. Per fami capire meglio il messaggio lascia una strisciata marrone, lunga e sopraffina, sulla foglia… (risparmio la foto, ma l’ho fatta, giuro.)

Ok, bietola no. Capito.

Invece adora  il cavolo nero. Anche la verza, a un po’ meno. Il cavolfiore lo mangia, ma senza gioia. Invece va matta per le fragole. E anche per tutte le mie piantine, porcamiseria: rosmarino, salvia,  basilico, menta, timo e soprattutto peperoncini, che quest’anno dopo la potatura un po’ intransigente di mia madre devono ancora crescere per bene.  

lumca sui peperoncini